Cosa i bambini non sanno di mamma e papà? Si può nascondere ai propri figli una eventuale separazione coniugale? Ma la domanda ancora prima è: si deve?
Si è soliti dire agli altri e implicitamente a noi stessi che la verità va taciuta ai figli, per lo meno fin quando sono piccoli. È meglio aspettare che crescano, perché tanto sono piccoli e non capirebbero. Questo è l’equivoco in cui i genitori sono soliti precipitare, ritenere che i figli abbiano bisogno di crescere per varcare le porte della vertà.
Niente di più errato, i bambini sanno distinguere il bianco dal nero anche quando sono in tenerissima età. I bambini assorbono informazioni e conoscenze come spugne, la loro capacità di esplorare attraverso i sensi è stata ampiamente riconosciuta da più esperti nel campo dello sviluppo infantile e dell’educazione. Piaget, noto per le sue teorie sullo sviluppo cognitivo nei bambini, sosteneva che i bambini apprendono attivamente attraverso l’interazione con l’ambiente, a significare come assimilano informazioni in modo naturale e intuitivo.
Maria Montessori ha a sua volta enfatizzato l’importanza dell’apprendimento attraverso l’esperienza, sottolineando che i bambini hanno una capacità innata di apprendere e osservare il mondo intorno a loro.
“L’intelligenza è ciò che usiamo quando non sappiamo cosa fare”, per citare una frase del Piaget, perché i bambini utilizzano le loro capacità cognitive per affrontare nuove situazioni e apprendere dal mondo circostante.
Infatti, continuando a citare Piaget, “il principale obiettivo dell’educazione è di creare persone che siano capaci di fare cose nuove, non semplicemente di ripetere ciò che le altre generazioni hanno fatto.” Questo evidenzia la necessità di un apprendimento attivo piuttosto che passivo, indicando che i bambini apprendono e assimilano conoscenze in modo dinamico.
Il principale obiettivo dell’educazione è di creare persone che siano capaci di fare cose nuove, non semplicemente di ripetere ciò che le altre generazioni hanno fatto.
Jean Piaget

“Aiutami a fare da solo”, dichiarava Maria Montessori, marcando l’importanza dell’indipendenza nell’apprendimento infantile e sottolineando come i bambini capiscano al meglio quando hanno la libertà di esplorare e scoprire autonomamente.
E ancora, “l’educazione non è ciò che il maestro dà allo studente; l’educazione è un processo naturale che si sviluppa spontaneamente nell’individuo”. Con questa affermazione, Montessori mette in evidenza l’idea che i bambini assorbono informazioni spontaneamente e che l’educatore deve facilitare piuttosto che imporre il sapere.
L’educazione non è ciò che il maestro dà allo studente; l’educazione è un processo naturale che si sviluppa spontaneamente nell’individuo.
Maria Montessori
Quando parliamo di imposizione, innanzitutto neghiamo questo potenziale innato in ogni bambino, ma nello stesso tempo omettiamo, attraverso i silenzi e le bugie, l’idea che la verità sia percepibile in loro molto più di quanto lo sia in noi adulti. Essere veri è una caratteristica intrinseca di tutti i bambini, perché la verità è un presupposto naturale della purezza. A temere la verità, al contrario, sono i grandi, i quali si preoccupano più di velarla, introducendo nel loro fare educativo, abilità sbagliate legate all’ipocrisia, alla disincentivazione del dialogo, dell’ascolto, della forza dell’autenticità. In nome di una falsa protezione, il più delle volte i genitori incentivano i loro figli ad imitare comportamenti diseducativi e fortemente lesivi.
La verità fa male? O la mancanza di mappe relazionali? Fa male a chi? Ai figli o ai genitori che per carenza di coraggio escogitano l’alibi della difesa dei figli ancora troppo piccoli, rimandando ad un tempo indeterminato la lettura ad alta voce di quella verità? Di fatto, i risultati ci confermano separazioni disastrose per la crescita dei figli, conflittualità che ricadono sulla loro serenità, sul loro rendimento scolastico, sulle loro relazioni. Di fatto in molte famiglie i genitori fingono di stare insieme e questa forzatura, recepita tacitamente dai figli, genera ansietà, paura, sensi di colpa profondissimi.
Come evitare tutto questo? Tenendo seriamente conto delle abilità dei bambini, che non sono fantocci incapaci di intuire la verità, ma esseri sensitivi e pensanti che subiscono il chiaroscuro del comportamento dei loro genitori, assimilandone incertezza, inadeguatezza, precarietà.
Nel vangelo di Giovani, 8:32, sta scritto: “conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”. La libertà è possibile soltanto nell’ambito della trasparenza, del riconoscimento completo dell’altro da noi, soprattutto dei nostri figli che desiderano sapere di camminare su un terreno calpestabile. Non è il disamore tra i genitori che genera scompiglio nella mente di un figlio, ma l’essere tenuto a distanza dalla certezza, quel pilastro che soltanto la verità può garantire. Omettere, far finta che tutto vada bene, raccontare bugie, destabilizza i propri figli e li conduce nella direzione della non condivisione, ove ogni forma possibile di devianza sfugge alla conoscenza dei genitori, con tutto ciò che di tremendo ne consegue.
Una volta cresciuti, questi figli, hanno perduto o dimenticato quella loro capacità naturale di adattamento al cambiamento, infatti si ritrovano feriti, ingannati, traditi, poiché quella verità salita a galla troppo tardi e priva di rispetto, viene accolta con risentimento, con rabbia e nell’ambito di una sfiducia che necessiterà di fatica e tempo, affinché possa essere riconquistata da genitori considerati ormai codardi, incapaci, inaffidabili e deludenti.
Eleonora Giovannini
